FARFALLE DI CARTA, SOGNI DI RAGAZZI

“Fiori in volo”: è il calendario 2017 realizzato dagli alunni di terza media della scuola Maino,  richiamandoci alla “Repubblica delle farfalle” di  Terezin, guidati dalle prof.sse Fazzini e Seganfreddo, in cui volano disegni di farfalle a richiamare le caratteristiche, le festività, gli eventi in ogni mese, e la mostra presso l’ex Chiesa di San Giulio in cui tutte le opere realizzate dai giovani artisti in erba sono state presentate alla cittadinanza, dal 5 al 10 dicembre, inaugurata dalla Dirigente Scolastica dott.ssa Rita Contarino alla presenza del Sindaco Nicola Poliseno, degli Assessori Salvatore Maida e Anna Lodrini e di un notevole pubblico.  

Perché questo progetto? Per quale motivo la scelta di questa tematica nei disegni dei ragazzi? Perché la decisione di realizzare una mostra con tutte le opere degli studenti? Come mai si è parlato di “Repubblica delle farfalle”? E perché il titolo “Fiori in volo?

Siamo partiti da un argomento assolutamente terribile e sconvolgente legato alle persecuzioni naziste e alla negazione dell’umanità, ancora più forte e sconcertante poiché ha coinvolto gli elementi più fragili e deboli della società umana: gli anziani e i bambini, e perché era tutto pensato e predisposto come una finzione, una farsa assolutamente ben sceneggiata e rappresentata.

Cogliendo una proposta dell’Associazione Stella Alpina, che da alcuni anni propone ai ragazzi delle classi terze mostre fotografiche su 2° Guerra Mondiale, Resistenza, Shoah al fine di mantenere viva e trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza di cosa e quanto l’uomo abbia potuto commettere, per non ricadervi di nuovo e creare una cittadinanza consapevole, abbiamo scelto di proporre ai ragazzi delle terze di  quest’anno la mostra “E salutate le rondini. Terezin: disegni e poesie dei bambini del campo di sterminio”.

La cittadella fortificata di Terezin o Theresienstadt fu voluta in funzione  antiprussiana Giuseppe II d’Asburgo-Lorena e dedicata a sua madre Teresa: a cavallo del fiume Ohre/Eger, a nord di Praga, formata da  la “piccola fortezza” e da la “grande fortezza”, con pianta a stella a 8 punte.

Questa seconda struttura è stata utilizzata dalla Gestapo dopo il 10 giugno 1940 come un ghetto modello, dopo essere stata cinta da un muro; un ghetto mascherato con propaganda subdola come esemplare insediamento ebraico, inizialmente destinato ad ebrei anziani, invalidi di guerra ed eroi decorati; successivamente vi furono internati ebrei provenienti da tutta la Cecoslovacchia occupata, dalla Germania e dall’Austria, e tra di essi i maggiori artisti,  intellettuali, pittori, scrittori, musicisti ebrei mitteleuropei. I settemila abitanti cechi che vivevano a Terezin vennero espulsi dalla città; al loro posto vennero forzatamente insediati più di 140.000 ebrei, di cui un quarto (35.440) morirono nel campo per le pessime condizioni di detenzione (fame, stenti, privazioni, malattie, soprattutto tifo esantematico), 88.000 furono deportati a Treblinka ed Auschwitz; i sopravvissuti furono 17.247. Tra i deportati a Terezin vi fu anche una forte presenza di bambini, da zero a 14 anni: circa 15.000; ne sopravvissero solo 142.

Ma la funzione di collettore per le operazioni di sterminio fu a lungo celata: Terezin doveva presentarsi come esempio di tutti gli altri insediamenti di “zona autonoma di insediamento ebraico” da presentare al mondo: una farsa appositamente allestita e recitata, pena la morte, dagli abitanti del campo, per la visita dei  rappresentanti della Croce Rossa internazionale il 23 giugno 1944, in seguito alle proteste del governo danese che voleva notizie su alcuni ebrei catturati a Copenaghen: un teatro all’aperto ottimamente messo in scena e concluso con l’esecuzione dell’opera musicale Brundibar (scritta dal deportato Hans Krása) dei bambini del campo. Una finzione così riuscita che i tedeschi ne realizzarono un film di propaganda diretto dal regista ebreo Kurt Gerron. Tutte le persone che recitarono e realizzarono il film, bambini compresi, vennero deportate ad Auschwitz e uccise nelle camere a gas il 28 ottobre 1944.

Gli ebrei rinchiusi nel campo di Terezin, nonostante le difficoltà e i divieti,  ebbero una notevole vita culturale: una biblioteca, conferenze, concerti e spettacoli teatrali,  e per quanto possibile si adoperarono perché i bambini deportati, che venivano separati dai loro genitori all’arrivo, potessero essere meno colpiti dalla terribile situazione in cui stavano vivendo: li radunarono nelle “case per i bambini”, tenevano loro lezioni come a scuola – in maniera clandestina e con altissimo rischio; li coinvolgevano in attività culturali: circoli di recitazione e di canto, teatro, ma soprattutto scrivevano.

Era la loro forma di resistenza: poesie di sogni, di speranza, della quotidianità, ma anche dei giornali scritti su quanto riuscivano a recuperare e sempre a proprio rischio e pericolo. Il più longevo e ricco di pagine di queste riviste fu “Vedem”, Avanguardia, più di 800 pagine rimaste, create da ragazzi tra i dodici ed i quindici anni. Su di esse comparvero anche numerosi dei disegni realizzati dai bambini del campo, guidati dall’insegnante d’arte Friedl Dicker-Brandeis: una sorta di sfogo per i piccoli, una prima forma di arteterapia per buttare fuori paure, incubi, timori ma anche esprimere sogni, speranze, ricordi piacevoli, per coltivare la Fantasia e con essa la Speranza.

Gli oltre 4.000 disegni nascosti dall’artista in due valigie prima di essere deportata ad Auschwitz. furono riscoperti dopo dieci anni dalla fine della guerra, e sono conservati – come le 55 poesie e le riviste  create nel campo – allo Zdovke Museum nella Sinagoga di Praga, al Museo Memoriale di Terezin e nel Beit Theresienstadt nei pressi di Hadera in Israele. Una vasta selezione di essi è stata spesso esposta nella mostra itinerante promossa dall’Associazione Versiliese italia-Cecoslovacchia e dalla Provincia di Pisa (in quasi 100 città).

Questa attuata dai ragazzi era una vera e propria forma di resistenza: tramite disegni, poesie, giornali, musica, teatro potevano vivere come in uno stato normale, una repubblica nel senso consueto del termine; ma una repubblica fragile, delicata, da mimetizzare e trasformare, come le farfalle: ecco perchè “Repubblica delle farfalle”, titolo del romanzo di Matteo Corradini sui ragazzi di Terezin, citato anche da Ben Kingsley nel suo discorso per il Giorno della Memoria del 2004  a Praga.

Questa è la prima motivazione della scelta tematica. La seconda, e più stringente ancora, sono state due testimonianze lasciateci dai bimbi di Terezin: la poesia di Pavel Friedman (1921 – 1944) “La farfalla” e il disegno di una farfallina gialla con pesanti contorni e macchie nere (forse metamorfosi della stella di David?)  di Doris Weiserova (1932-1944).

 

Da queste suggestioni è partito il lavoro in classe, ribaltando la prospettiva di partenza e riprendendo sogni e speranze dei coetanei di Terezin.

In Italiano e Storia i ragazzi hanno appreso dalle loro docenti la vicenda, insieme farsa e tragedia, di Terezin e dei suoi abitanti coatti, poi approfondita dai rappresentanti dell’Associazione Stella Alpina. Hanno riflettuto sulla mostra fotografica, ospitata nei corridoi della scuola, e ciascuno di loro ha scelto un disegno o una poesia da commentare – per non dimenticare – e stanno predisponendo delle proprie proposte al Sindaco per migliorare la Città, renderla ancora più bella e a misura di ragazzo – per iniziare a proporsi come futuri cittadini partecipanti alla gestione della cosa pubblica (res publica).

In Arte hanno ideato e realizzato immagini di farfalle varie, ricche, colorate, con un tema preciso o semplicemente di fantasia e di colore. Immagini semplici o più complesse ed elaborate, alcune che richiamano complessi mandala orientali, stampe giapponesi, suggestioni di Klimt, Dalì, Redon, xilografie, murales.

La farfalla è un soggetto presente nelle opere d’arte fin dall’antichità classica, e si ripresenta in maniera trasversale e carica di significati simbolici fino agli artisti contemporanei, sia come soggetto a sé stante sia come componente di una raffigurazione più ampia. Si presta bene alle interpretazioni più diverse, con ampia gamma di valenze metaforiche e di valore decorativo, ed è uno dei soggetti più apprezzati da bambini e ragazzi al loro approccio con la produzione artistica.

Così è stato anche stavolta: i ragazzi hanno aderito con entusiasmo e si sono lanciati nell’ideazione di immagini di farfalle, alcune più aderenti al fil rouge proposto, cioè illustrazioni a tema per le pagine di un calendario, altre con elaborazione libera. La farfalla si fa foglia, fiore, vela, fiocco, cuore, bollicina, maschera, libro: si metamorfizza, richiama i suoi significati simbolici di leggerezza, rinascita, metamorfosi, colore, bellezza, buona fortuna, salvezza e anima.

E’ stata una progettazione complessa, che ha richiesto tanto lavoro e molto tempo, poiché si è partiti proponendo una personale idea del soggetto; si è realizzato il primo bozzetto e successivamente si è passati alla realizzazione definitiva del lavoro, prestando molta attenzione all’ordine grafico e compositivo, alla scelta cromatica appropriata e all’utilizzo preciso della tecnica prescelta.

I ragazzi si sono messi in gioco nello sperimentare nuove tecniche grafiche espressive per realizzare il calendario: prevalentemente hanno utilizzato i pastelli, ma anche pennarelli, chine, collage, disegni a rilievo.

Il risultato è il calendario 2017, corredato da 19 disegni. L’impostazione grafica, con taglio orizzontale, concede certo meno spazio per segnare scadenze o appuntamenti, ma offre molta più ariosità per inquadrare le opere prescelte, che sono state raggruppate a per tre a illustrare caratteristiche, eventi, festività dei mesi.

Così gennaio/febbraio presentano il Capodanno e la festa degli innamorati, uniti da una farfalla dai toni che da freddi si fanno più caldi, come la stagione che pian piano si intiepidisce; marzo/aprile sono i mesi del carnevale e dei “pesci”, le gemme appaiono sui rami e sbocciano i primi timidi fiori; maggio/giugno presentano cieli limpidi, albe e tramonti rosati, e centinaia di farfalle in volo; luglio/agosto sono i mesi dei gelati, delle scampagnate, delle vacanze…ma anche dei disegni in libertà… e dei compiti, rappresentati dalla matita al centro; settembre/ottobre, si torna a scuola, cadono le foglie e si celebra Halloween; infine, novembre/dicembre, le foglie ormai secche colorano prati, marciapiedi, bordi delle strade; si preparano le decorazioni natalizie e si sente il calore delle feste, rappresentati dalla farfalla graffita dai colori a contrasto su uno sfondo caldo, e si addobba l’albero di Natale.

La copertina è un albero in cui i fiori sono farfalle: un fiore di sogni, un “fiore in volo” che vuole ricordarci di staccare talvolta dalla realtà per volare con le moltissime farfalle presenti sul calendario sui prati della fantasia e della serenità, e di considerare quanto siano capaci di realizzare i ragazzi, “fiori” della loro città pronti a “spiccare il volo”.

 

Elisabetta Fazzini e Daniela Tonini

 

 

 

Articolo prealpina – 1.12.2016

Articolo prealpina – 10 .12.2016

Commento del Sindaco Dott. Nicola Poliseno